CHI SIAMO

La nostra associazione è nata a Genova Sestri Ponente come ONLUS il 16 Giugno 2005, dall'evoluzione di un gruppo denominato TUTTINSIEME, trasformatosi in: MACIBOMBO - TUTTINSIEME ONLUS unendo l'attività del Gruppo Amici di Padre Claudio CRIMI di Busto Arsizio (Va) e di altri piccoli gruppi sparsi a Milano e in Toscana. L'associazione, d'ispirazione cristiana, si forma intorno alla figura di Padre Claudio Crimi, Missionario Comboniano, che opera in MOZAMBICO, collaborando con lui, finanziandone i progetti, sostenendo lo sviluppo e la crescita di quelle popolazioni e creando così le condizioni per un'autonoma emancipazione. La globalizzazione delle informazioni e la diffusione su scala mondiale della tecnologia ha fatto si che anche il Mozambico, che nel 1992 uscì provato ed impoverito da una guerra fratricida, oggi possa godere di una notevole spinta verso lo sviluppo i cui benefici però sono circoscritti ad una piccola cerchia di famiglie. Il seme piantato in quel paese da Padre Claudio e da altri confratelli come lui, sta dando oggi i suoi frutti perché sempre più giovani sono consapevoli dell'importanza dell'istruzione, della salute, della dignità umana per costruirsi un futuro. MACIBOMBO si assume l'impegno di sostenere e finanziare progetti che consentono il conseguimento di questi obiettivi. L'Associazione è diventata ONLUS quasi dieci anni fa, ma opera ormai da qualche decennio inviando contributi a diversi Missionari ed Associazioni umanitarie in svariati paesi del mondo.


DOVE OPERIAMO: MOZAMBICO

All'interno dell'Africa, nella regione dell'antico Zimbabwe, era nato ne XII sec. il regno bantu di Monomotapa. Raggiunse la sua massima espansione nel XIV sec. iniziando poi una lenta disgregazione a causa del colonialismo inglese e portoghese nei primi del XIX sec.
Il suo territori arrivava fino alle rive dello Zambesi nell'attuale provincia di Tete in Mozambico.
Durante questi secoli le città lungo la costa del Mozambico divennero porti commerciali collegati al resto dell'Africa, all'India ed alla Cina trafficando in oro, pelli, avorio e schiavi.
La spedizione portoghese guidata da Vasco De Gama arriva nel 1498 sulle coste mozambicane e segna l'inizio della conquista e dell'espansione coloniale del Portogallo. Partito come avamposto commerciale attraverso il quale i portoghesi prosperarono con la tratta degli schiavi, l'occupazione coloniale del Mozambico si protrae fino al 25 Giugno 1975, giorno dell'Indipendenza, passando attraverso una guerra di Liberazione iniziata nel 1964. Il Mozambico indipendente visse poi una sanguinosa guerra civile che terminerà con la pace siglata tra il FRELIMO, partito al governo dalla indipendenza, e la RENAMO, suo antagonista, firmata a Roma nel 1992.

Situazione politico - economica attuale
Il Mozambico, paese economicamente emergente, è una Repubblica Socialista guidata dal FRELIMO, Partito al governo fin dalla indipendenza, ma che oggi non si presenta più granitico ed inattaccabile come un tempo perché, malgrado lo spauracchio della "pace a rischio", è stato fatto oggetto negli ultimi anni di diverse manifestazioni di dissenso popolare. Lo strapotere di cui fino ad oggi il FRELIMO ha goduto e le ingenti somme di denaro elargite al Mozambico dai paesi occidentali hanno, da una parte, arricchito la classe dirigente ma, dall'altra, impedito alla popolazione l'accesso concreto a questa fase di sviluppo. In questo momento d’altronde sono venuti a mancare i due leader dei partiti di opposizione, il rappresentante della RENAMO, firmatario degli accordi di pace a Roma nel 1992, malato da tempo, è morto due anni fa’. Due mesi orsono è morto per il Covid Daviz Simango, sindaco di Beira e leader del MDM, altro partito di opposizione. Il paese gode oggi di una crescita annua del 10 % circa.
Dal 2016 è emerso il debito occultato, di oltre 2 miliardi di dollari USA, a FMI ed UE ed a investitori stranieri, e questo fatto ha provocato il blocco dei finanziamenti esteri, con gravi conseguenze economiche. I beneficiari erano componenti del governo o persone ad esso collegate. Proprio in questi giorni si sta svolgendo il processo a carica di circa 20 indagati.
E' vero altresì che 20 anni di pace e di governo stabile hanno permesso di riattivare i servizi di base interrotti durante la guerra ( comunicazioni, strade, ponti, ferrovie ) ma scuola e sanità sono permanentemente carenti specialmente nei territori rurali in cui risiede il 62 % dei circa 30 milioni di abitanti.
Il territorio ed il sottosuolo del Mozambico, ricchissimo di risorse, sono oggi oggetto di selvaggio ed incontrollato sfruttamento da parte delle multinazionali di tutto il mondo con la complicità della classe politica locale. - Carbone, oro, uranio, grafite, pietre preziose sotto terra;
- gas naturale in quantità enorme nei giacimenti sottomarini al largo di una delle più belle ed intatte barriere coralline del pianeta;
- terre fertili espropriate alle famiglie locali e concesse in latifondo a prezzi ridicoli per coltivazioni intensive spesso di sementi OGM;
- foreste disboscate selvaggiamente e legname pregiato imbarcato alla volta della Cina;
tutto questo sotto gli occhi della popolazione che nulla può contro espropri indiscriminati e trasferimenti in massa coatti.
L'operazione è naturalmente esentasse per la gioia di investitori internazionali per i quali il Mozambico è diventato un paradiso fiscale.
Durante il 2014 però lo sfruttamento delle antiche miniere di carbone nella provincia di Tete, si è notevolmente ridimensionato per l'inadeguatezza delle strutture logistiche, strade e ferrovie mozambicane, inadatte a soddisfare il flusso delle merci per e dai porti costieri distanti circa un migliaio di Km dalle miniere. Questo ha fatto si che alcune imprese straniere lasciassero il territorio africano per altri mercati.

Situazione socio sanitaria
Da sempre il sostentamento della popolazione mozambicana è affidato all'agricoltura attraverso la coltivazione di piccoli appezzamenti che soddisfano le esigenze della famiglia.
La sopravvivenza di gran parte della popolazione rurale è a rischio perché obbligata a lasciare le terre destinate dal Governo a monoculture di biocombustibili o di soia per l'esportazione che impoveriscono il terreno con l'uso di diserbanti e pesticidi rendendolo definitivamente improduttivo. Questi espropri hanno innescato anche in Mozambico l'inurbamento di queste popolazioni rurali verso le città provocando un sovraffollamento tale da mandare in crisi le già precarie ed insufficienti strutture sanitarie del paese.
Sebbene il Governo cerchi di raggiungere tutti i cittadini fornendo servizi come scuole e ambulatori diffusi un po' su gran parte del territorio, la qualità del servizio è carente e lacunoso anche per la scarsa preparazione degli addetti. Le scuole sono straripanti e contano da 50 a 60 e più allievi per classe, in una nostra visita nella zona di Tete, una maestra a cui abbiamo dato un passaggio in macchina ci ha detto di avere una prima di 101 alunni, è evidente che questo comporta un insegnamento approssimativo e di qualità scadente. La sanità, poi, raggiunge in certe zone livelli di servizio a dir poco drammatiche sia per le condizioni igieniche che per la scarsità di medicine e materiale sanitario.
A queste gravi mancanze, in tante zone del paese, sopperiscono le congregazioni religiose che con il sostegno economico di organizzazioni umanitarie e Onlus di paesi occidentali, finanziano progetti come scuole, pozzi, ospedali a favore della popolazione mozambicana. La situazione del Covid-19, nel primo periodo ha avuto una crescita molto lenta, vi è stata un’impennata negli ultimi mesi. In questi giorni (12-11-21) il numero dei morti ufficiali si sta avvicinando ai 2.000, è un dato incerto, visto lo scarso numero di tamponi che vengono effettuati, la distribuzione degli abitanti in località decentrate, con poche strutture sanitarie e poche possibilità di effettuare analisi valide. Il numero dei vaccinati è ancora basso, come in tutto il continente africano, con vaccini per lo più forniti dalla Cina.

TEAM DI MACIBOMBO


PRESIDENTE FRANCO CRIMI
Tel: 0106420100 E-mail: franco.crimi@macibombo.org

VICE PRESIDENTE GIANNETTO DAL POZZO
Tel: 3474182430 E-mail: dalpozzogiovanni@gmail.com

TESORIERE ALDO CRIMI
Tel: 0106514687 E-mail: aldo.crimi@macibombo.org

SEGRETARIO MASSIMO GARDINALI
Tel: 010653172 E-mail: gardinali.massimo@gmail.com

MEMBRO CONSIGLIO DIRETTIVO MARCO CANEPA
Tel: 0106984092 E-mail: canepamc@gmail.com

RESPONSABILE IN MOZAMBICO PAOLO CRIMI
E-mail: paolo@macibombo.it

I NOSTRI BILANCI


2019 – 2018 – 2017 – 2016 – 2015 – 2014 – 2013 – 2012 – 2011 – 2010

5X1000 DONATO DA VOI


L'associazione MACIBOMBO - TUTTINSIEME
Cod. Fisc. 95097180103
in data 15 Dicembre 2023 abbiamo ricevuto 15.733,50 € derivante dalle scelte fatte nel 2022 per il 5 x mille.

Come sempre...
GRAZIE DI CUORE A TUTTI!!!!!

DONAZIONI

L'IBAN DELLA NOSTRA ASSOCIAZIONE E'
INTESA SAN PAOLO FILIALE DI GENOVA
IT74X0306909606100000113185

c/c POSTALE: n. 72414600

EVENTI / NEWS

Mozambico, ricchezze e jihad: «Così siamo fuggiti alla morte»

A Cabo Delgado il terrorismo ha reclutato tra i giovani emarginati, in un territorio ricco di rubini e di gas. Reportage tra i racconti degli sfollati, assistiti dall'Ong Medici con l'Africa Cuamm

L'arcivescovo Dalla Zuanna: fondi dal Golfo Arabo per islamizzare l'Africa

Il pastore di Beira: «Le comunità locali sono abbandonate e senza prospettive di sviluppo». Il ruolo dell'Arabia Saudita e dell'Egitto nell'indottrinamento e nella radicalizzazione. Il ruolo del gas




ATTACCHI ARMATI IN MOZAMBICO

Il nord del Mozambico, in particolare la regione di Cabo Delgado, è stato colpito da violenti attacchi armati dall’ottobre 2017 che, oltre alla morte anche per decapitazione di decine di persone, hanno paralizzato l’attività economica di questa zona che è tra le più ricche al mondo di riserve di gas naturale e dove operano alcune delle maggiori aziende petrolifere mondiali. Ne scrive il sito della radio Deutsche Welle in portoghese, riportando alcune interviste ad analisti mozambicani...







MOZAMBICO: 19 ANNI DI UNA PACE AMBIGUA

Quello che celebra oggi la fine del conflitto tra Renamo e Frelimo è un paese ancora profondamente lacerato da diseguaglianze e tensioni sociali. Un paese che ha di fronte a sé sfide enormi che la sua classe dirigente sembra incapace di affrontare








FERMARE LA TRASMISSIONE DELL'HIV DA MADRE A FIGLIO SI PUÒ

Maputo - Zero. Questo è il numero di neonati da madri HIV-positive che, nel 2018, ha contratto il virus per trasmissione verticale, registrato presso il Centro di Salute di Machava. Un risultato eccellente che è stato ottenuto grazie un'azione congiunta di Cooperazione italiana, UNICEF e Comunità di Sant'Egidio per l’implementazione di un progetto orientato al rafforzamento dei servizi di prevenzione della trasmissione verticale (madre-figlio) dell’infezione HIV e al trattamento del virus in età pediatrica in Mozambico. Sedi dell’iniziativa, realizzata grazie a un contributo di 1,5 milioni di euro, sono i centri di cura DREAM della Comunità di Sant’Egidio nelle province di Maputo, Gaza e Sofala...

CICLONE 13 MARZO 2019

Come certamente saprete il Mozambico, particolarmente la città di Beira, è stato colpito da un ciclone di potenza veramente fuori dell'ordinario. Paolo vive proprio nella città che ha vissuto in pieno l'uragano con la sua forza distruttiva. La situazione è tragica, si parla di mesi per ripristinare la corrente elettrica, da prime stime sembra che il 90% delle abitazioni abbia avuto seri danni e sia inagibile. Potete ascoltare la prima sua comunicazione che illustra la situazione.

Mozambico, le violenze nel nord del paese e le implicazioni per il SudAfrica

Una crescente insurrezione nelle zone settentrionali del Mozambico ha attirato l’attenzione di analisti e osservatori di conflitti in tutto il mondo. C’è ora anche la possibilità che la Forza di difesa nazionale sudafricana possa essere coinvolta nella provincia più settentrionale di Cabo Delgado, con l’obiettivo di porre fine alle violenze mortali e alla serie di atrocità, rapimenti e distruzione di infrastrutture.
Se il governo sudafricano decidesse di inviare i suoi militari, l’obiettivo principale sarebbe quello di concentrarsi sulle attività violente di un gruppo islamico estremista e militante, Ahlu Sunnah Wal Jammah. È anche conosciuto localmente come Al Shabaab, anche se non ha legami con l’omonimo movimento somalo. Il gruppo mira a fondare le proprie moschee e madrasse per favorire la diffusione del suo dogma radicale.
Ahlu Sunnah Wal Jammah ha iniziato come setta religiosa che si è trasformata in un gruppo di guerriglieri. Inizialmente il suo obiettivo era quello di imporre la Sharia (legge islamica) a Cabo Delgado....

Mozambico: dopo circa 30 anni, arriva il trattato di pace

Il presidente del Mozambico, Filipe Nyusi, ha annunciato che giovedì 1 agosto 2019, firmerà un accordo di pace che terminerà in maniera formale le ostilità con la formazione dell’opposizione, la Renamo, a circa 30 anni dalla fine della guerra civile.
La decisione di Nuysi di siglare, a circa 30 anni dalla fine della guerra civile, l’accordo di pace formale con i suoi ex antagonisti giunge in un momento particolare per il Mozambico, che nel mese di ottobre si recherà alle urne per le elezioni presidenziali, parlamentari e provinciali.
L’accordo che verrà siglato giovedì, inoltre, ha spiegato Nyusi, “segnerà anche la fine degli scontri tra le forze armate del Paese e il gruppo armato del partito di opposizione”. Nonostante la fine della guerra civile, infatti, la sicurezza in Mozambico è tuttora minacciata dagli scontri tra le due forze armate e allo stesso tempo dall’insorgenza dello Stato Islamico nel Nord del Paese.
Stando alle dichiarazioni del presidente mozambicano, l’accordo verrà siglato insieme al leader della forza di opposizione, Ossufo Momade, in un luogo simbolico: la catena montuosa del Gorongosa, nell’area centrale del Paese, roccaforte della Renamo.
Da parte sua, Momade non ha commentato la vicenda. Il leader della Renamo, in carica dallo scorso anno, dopo la morte del leader storico, Afonso Dhlakama, tuttavia, non gode di eccessiva popolarità tra i seguaci del partito di opposizione, specie tra quelli della branca militare. Alcuni combattenti hanno recentemente anche pubblicato un video di denuncia per Momade, in cui dichiaravano che non avrebbero deposto le armi fino a quando Momade sarebbe rimasto in carica.
L’obiettivo del governo di Maputo è da anni quello di disarmare i combattenti della Renamo e di reintegrarne alcuni nell’esercito o nella polizia di Stato...

VIOLENZA DONNE IN MOZAMBICO

L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è il nuovo quadro strategico delle Nazioni Unite, ed è il frutto di un processo iniziato con la Conferenza Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile Rio+20 del 2012.
L’Agenda determina gli impegni sullo sviluppo sostenibile che dovranno essere realizzati entro il 2030, e individua 17 obiettivi globali (gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, che sostituiscono gli Obiettivi di Sviluppo... del Millennio) e 169 traguardi. L’obiettivo 5 è dedicato all’uguaglianza di genere, e prevede sei traguardi, tra cui porre fine a ogni forma di discriminazione e di violenza nei confronti delle donne.
I progressi compiuti nel corso degli ultimi decenni, ad esempio la parità di genere nell’istruzione primaria in molti paesi in via di sviluppo, sono numerosi, ma in molte aree del pianeta permangono criticità su cui intervengono governi e società civile.
Il Mozambico è un buon esempio in questo senso. È uno dei paesi più poveri del pianeta, al 180esimo posto dell’Indice di Sviluppo Umano. Analfabetismo, denutrizione cronica, alta mortalità materna e infantile, bassa produttività agricola sono alla base della povertà del paese, a cui si aggiunge la violenza di genere, che colpisce 1 donna su 3.
Per dare una risposta integrale a tutte le tipologie di violenza di genere, il governo ha adottato un meccanismo multisettoriale di assistenza alla donna vittima di abusi che riunisce in uno sforzo congiunto diversi ministeri. Le attività che vengono preparate e svolte nell’ambito di questo meccanismo multisettoriale sono molteplici. Per spiegare questo tipo di intervento e avere un quadro della situazione del paese Emanuele Lini, dell’organizzazione Médicos del Mundo, ha risposto alle domande di Mekané.
Prima di arrivare in Mozambico nel 2012 Emanuele ha lavorato nella cooperazione allo sviluppo in RASD (Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi), Honduras, Colombia, Angola. Dal 2015 è nello staff di Médicos del Mundo, un’organizzazione non governativa internazionale che lavora per rendere effettivo il diritto alla salute, specialmente per coloro che vivono in condizioni di povertà, di diseguaglianza di genere e di esclusione sociale o sono vittime di crisi umanitarie.
In Mozambico Médicos del Mundo è presente dal 2000, ed è attiva oggi a Matola (provincia della capitale Maputo). Emanuele si occupa del coordinamento dell’ufficio di Matola e segue tutto il ciclo dei progetti dell’organizzazione, dalla valutazione ex-ante, passando per il disegno del progetto, alla sua implementazione, al monitoraggio, alla rendicontazione e alla chiusura.
Intervista a Emanuele Lini
Emanuele, cosa fa Médicos del Mundo in Mozambico?
Médicos del Mundo lavora a Matola nel campo della prevenzione e del trattamento della violenza di genere, in collaborazione con tutti i settori coinvolti nel Meccanismo Multisettoriale di Assistenza alla Donna Vittima di Violenza, ma anche in conformità con il Piano Nazionale di Prevenzione e Lotta alla Violenza contro le Donne. Nel prossimo futuro lavoreremo anche nel campo della salute comunitaria per facilitare il processo di elaborazione e follow-up del budget partecipativo del Comune di Matola insieme alla popolazione locale e ai tecnici del comune. Nella provincia di Cabo Delgado (dove abbiamo lavorato fino al 2015) si sta in questo momento identificando un intervento nell’area della denutrizione cronica. Le associazioni e le autorità locali sono il fulcro delle nostre attività, senza di loro molte attività non potrebbero essere sviluppate. A livello distrettuale e provinciale, è assolutamente importante il loro appoggio per la buona riuscita del progetto.
Ci racconti il progetto su cui stai lavorando?
L’obiettivo del progetto è implementare a livello locale il meccanismo multisettoriale di assistenza alle donne vittime di violenza. Nella pratica, insieme al governo e ad alcune organizzazioni della società civile mozambicana, abbiamo contribuito alla costruzione e all’equipaggiamento di un centro di assistenza integrale (CAI – Centro de Atenção Integral às Víctimas de Violência Baseada no Género) per le vittime di violenza nel distretto di Matola, alla formazione del personale del centro e del gruppo multisettoriale provinciale per la prevenzione e la lotta contro la violenza di genere, così come degli attivisti che si occupano di divulgare il nuovo servizio alla popolazione del distretto.
In questo momento il CAI è dotato di una piattaforma per la recezione di SMS gratis inviati dalle donne in situazione di violenza e sono stati formati 38 punti focali in uno dei tre posti amministrativi del Centro per prestare il primo soccorso alle vittime che si mettono in contatto con il Centro, ma che non possono raggiungerlo immediatamente. Di questi punti focali fanno parte anche uomini formati nell’approccio alle nuove mascolinità che avranno il compito di gestire anche gli aggressori (così come le potenziali vittime) di sesso maschile.
Oltre all’assistenza e all’accompagnamento delle vittime di violenza di genere, alla prevenzione della violenza di genere e al rafforzamento del meccanismo multisettoriale, stiamo anche lavorando con le scuole e i centri di salute vicini per migliorare la salute sessuale e riproduttiva degli adolescenti. I beneficiari sono principalmente le donne in età fertile, ma anche le bambine e i bambini. Gli uomini, anche se nettamente in minor parte, sono anche loro potenziali beneficiari dei nostri progetti nel caso in cui abbiano subito violenza domestica.
Hai accennato al CAI e al suo ruolo all’interno del progetto. Ce ne puoi parlare meglio?
L’INGRESSO DEL CAI
Il CAI nasce nel 2014. Si tratta di un nuovo approccio nell’assistenza delle vittime di violenza, che il governo mozambicano sta implementando sulla base delle esperienze dei paesi limitrofi di quelli che sono chiamati one-stop center. Si punta a ridurre le denunce e l’abbandono dei processi di denuncia, riunendo sotto un unico tetto tecnici dei vari ministeri che trattano il fenomeno della violenza, Nel CAI si possono trovare una poliziotta, un’avvocata dell’istituto di patrocinio dell’assistenza giuridica, un’assistente sociale, uno psicologo e personale medico. Attraverso un metodo di registro unico, si evitano anche il processo di re-vittimizzazione delle vittime e la duplicazione dei loro dati. La vittima di violenza che arriva al Centro non deve quindi più andare da un posto all’altro per parlare degli abusi subiti, ma potrà ricevere l’assistenza in solo posto, senza dover passare per il trauma di raccontare la sua terribile esperienza varie volte.
Come sono coinvolte nelle attività le donne e le bambine? Quali sono le problematiche che affrontate?
Le donne, oltre a essere beneficiarie, partecipano a un gruppo di auto-aiuto che serve per superare il trauma della violenza attraverso la discussione con altre vittime e l’accompagnamento di uno psicologo. Le problematiche affrontate sono la violenza sessuale, la violenza fisica, la violenza patrimoniale (vedove sfrattate dalle proprie famiglie), la violenza sociale (mariti che impediscono alle mogli di andare a visitare un familiare), la violenza economica (mariti che si rifiutano di condividere lo stipendio o pagare la pensione ai figli dopo la separazione).
Stiamo progettando un percorso di inserimento nel mondo del lavoro per le donne, in modo che possano emanciparsi economicamente dai mariti. Con gli adolescenti stiamo lavorando nelle scuole attraverso i cosiddetti ‘angoli di consulenza’ dove gli alunni (formati nelle tematiche di salute scolastica) offrono consigli ai loro compagni e li indirizzano a enti preposti. Inoltre, si sta potenziando la capacità delle ragazze di parlare del proprio lavoro nei forum di livello provinciale e nazionale, per migliorare la loro autostima e la capacità assertiva, con l’obiettivo di diventare un esempio di comportamento positivo per le loro coetanee.
Quali sono gli ostacoli maggiori alla realizzazione del progetto?
Ci sono due tipi di ostacoli. Il primo è quello della cultura maschilista e patriarcale che è ben radicata in Mozambico e che stigmatizza ancora moltissimo le donne che denunciano la violenza subita. Questa cultura relega ancora molte donne alla dipendenza economica dai loro mariti, fattore che contribuisce alla rinuncia alla denuncia, per paura di perdere i propri mezzi di sussistenza. È molto difficile usare un approccio femminista al progetto, perché il proprio stato fondamentalmente non riconosce la necessità di mettere in discussione il patriarcato nella lotta alla violenza. È frequente sentire dalle donne lamentele sul fatto che occorra cominciare a prestare assistenza anche agli uomini vittime di violenza da parte delle proprie compagne, senza riflettere sulla vera origine di questi episodi (normalmente vessazioni di lui verso lei – non denunciate – e alle quali lei, finalmente risponde).
Il secondo maggiore ostacolo è istituzionale e ha a che vedere con l’ancora insufficiente coinvolgimento dei vari settori coinvolti nella lotta contro la violenza di genere e la scarsa allocazione di fondi a livello locale per il settore sociale. Nei distretti l’istituzione che si occupa dell’assistenza sociale è la stessa che risponde per l’area sanitaria, ma la vera attenzione è rivolta alla seconda e non alla prima. Il risultato di tutto ciò è una constante negligenza e subordinazione delle attività di assistenza sociale (come quella alle vittime di violenza) che mina alla base la sostenibilità di progetti, come il nostro, che investono molto nell’implementazione di questi centri.
Come vedono il loro futuro le donne e le bambine beneficiarie?
È ancora incerto. Le cose vanno migliorando a piccoli passi, ma sicuramente la loro situazione è cambiata da alcuni anni e adesso hanno al loro fianco leggi e organizzazioni che le difendono. Tuttavia la situazione e la sensazione di sicurezza sono certamente peggiori nelle zone rurali, dove le pressioni culturali della famiglia si fanno sentire molto di più e l’impunità degli aggressori è spesso assicurata da persone colluse e corrotte nei tribunali comunitari e nei commissariati di polizia locali.
E gli uomini? Come vengono coinvolti? Come reagiscono i mariti/i padri al coinvolgimento delle donne nel progetto?
Per ora gli uomini direttamente coinvolti sono i punti focali del progetto formati nell’approccio alle nuove mascolinità che, oltre a lavorare con le donne vittime di violenza, avranno il compito di gestire anche gli aggressori (così come le potenziali vittime) di sesso maschile. Abbiamo anche creato un gruppo di ascolto (auto-aiuto) per le donne vittime di violenza che sono passate per il CAI e per adesso l’attitudine dei mariti/compagni è positiva, nel senso che non ci sono state reazioni negative o violente da parte loro.
ATTIVITÀ TEATRALE
C’è qualche attività specifica che ti ha dato particolare soddisfazione?
Sì, il teatro comunitario. Il teatro è un modo di arrivare facilmente alla gente, perché non richiede un tempo e un’attenzione speciale e arriva direttamente alle persone. Tramite la rappresentazione teatrale è più facile trasmettere alle persone nuove consapevolezze, per esempio che la violenza di genere è un crimine pubblico che tutti possono denunciare, e non solo la vittima, e che esistono istituzioni a cui sporgere denuncia e ricevere l’assistenza necessaria. Anche grazie ad attività culturali come questa, gradualmente si fa strada la consapevolezza che la violenza sulle donne non può essere trattata come una cosa normale e che una società senza violenza è una società più sana.
(https://www.lenius.it/violenza-di-genere-in-mozambico/))

PROGETTI

INIZIATIVE

IPPODANAIO

Padre Claudio Crimi è sempre vissuto in MOZAMBICO in Missioni vicine al fiume Zambesi.
Per l'indole scherzosa e per la sua stazza... Padre Claudio si è dato il soprannome di

"IPPOPOTAMO DELLO ZAMBESI"

Ad un amico di Genova che voleva trovare un modo per insegnare alla sua bimba come ricordarsi dei bambini meno fortunati che ci sono nel mondo ed a rinunciare a qualcosa per il prossimo, è nata l'idea di fare un salvadanaio.
Grazie ad un artigiano della ceramica di Firenze, ha preso forma il simpatico Ippopotamo Rosa cioè:

l'IPPODANAIO

e così il progetto di regalarlo ai bambini.
Dato che la rinuncia al superfluo non riguarda solo i più piccoli, alcuni Ippodanai hanno già trovato ospitalità in negozi ed uffici.
Fino al 31/12/2014 sono stati consegnati oltre 420 IPPODANAI e sono già stati raccolti quasi € 300.000,00.

Vuoi adottare anche tu un IPPODANAIO?

Telefona a:0106531726 o 3394797993
invia una e-mail a: gardinali.massimo@gmail.com
dando la tua adesione con i tuoi dati personali.
Ti contatteremo e poi Ti faremo avere, appena possibile, il Tuo IPPODANAIO NUMERATO.

QUALE sarà il tuo IMPEGNO?

Quando il tuo IPPODANAIO sarà pieno o, almeno una volta l'anno, dovrai versare il suo contenuto sul c/c di MACIBOMBO.
Ti chiederemo d'indicare nella causale del bonifico:
€ dall'IPPODANAIO N....

Aspettiamo la Tua adesione a questa nostra iniziativa.
Abbiamo ancora una decina di esemplari disponibili.
E poi... solo se dovessimo raccogliere almeno 100 - 130 adesioni potremo rifare lo stampo per riprodurre altri Simpatici IPPODANAI ROSA...

TOVAGLIETTE

TOVAGLIETTE ALL'AMERICANA
Un piccolo gesto per aiutarci a sostenere gli ospiti dell'Orfanotrofio Centro San José di Tele in Mozambico. Acquista le nostre 8 TOVAGLIETTE all'AMERICANA qui riprodotte - Formato 30 x 40 - Plastificate su ambo i lati

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E' possibile spedirle in Italia per raccomandata con un costo aggiuntivo per busta e francobolli di € 10 circa.

CLUB DEI 100

A sostegno dell'Orfanotrofio "CENTRO SAN JOSE' di TETE"

La nostra Associazione ha deciso di ADOTTARE, o meglio, di SOSTENERE l'intero Orfanotrofio poiché non abbiamo voluto fare le cosiddette "ADOZIONI A DISTANZA" di singoli bambini proprio per non creare discriminazioni tra Bambino Adottato e No....!
Nel 2005 avevamo così calcolato con Suor Freitas, che dirigeva l'orfanotrofio, che con 15.000 € all'anno avremmo garantito il mantenimento (abbigliamento, viveri, medicinali, materiale scolastico, ecc.) di tutti gli orfani, salvo imprevisti e/o spese extra.

Abbiamo diviso i 15.000 € in 100 Quote da 150 € cadauna e fondato il:

CLUB dei 100"


cioè abbiamo trovato dei privati, gruppi di amici, colleghi d’ufficio o di lavoro che hanno sottoscritto queste quote, impegnandosi a versare il corrispettivo annuo per almeno due / tre anni.

Naturalmente qualcuno si è perso e poi i costi sono aumentati con il passare degli anni... quindi si può ancora sottoscrivere una o più quote.

Per sottoscrivere la Tua quota puoi scrivere una e-mail a info@macibombo.org e/o fare direttamente un Bonifico Bancario sul nostro c/c specificando nella causale "ADESIONE CLUB dei 100".

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